Alfonso Bonavita

“ …... le sue figure – non figure in realtà non sono che entità che recitano a soggetto e le campiture dei suoi quadri non sono che la rappresentazione di una realtà oggettiva. Le ingombranti, goffe, indistinte masse in movimento che popolano le sue opere, e affollano lo spazio in modo invasivo, impersonale, inutile, non sono che parodie dell’esistente.

Private nella loro fisionomia dalle caratteristiche distintive dell’homo sapiens, con una scatola cranica infinitesimale, atrofizzata dalla desuetudine al pensiero, dall’assenza di formulazioni originali, provocatoriamente brutte in una società votata solo all’apparenza, informi contro il culto del definito, del modellato, queste figure – non figure vagano senza una funzione precisa, apparentemente senza una meta, senza una vera funzione. …

In Bonavita appare con insistenza una frontalità antagonista, critica, sempre pilotata da un desiderio corrosivo di evidenziare i punti di non-ritorno della società contemporanea. Le sue messa in scena, le sue rappresentazioni, narrano di situazioni legate all’isolamento, all’impossibilità di un riscatto, raccontano il disagio del diverso, dell’escluso, del non omologato, costretto ai margini da una società che rifiuta quello che non è riuscita a stereotipare. … “

Beatrice Buscaroli: “Es-Empio”

 

“ … Tra i linguaggi dell’arte è certamente la scultura …... a far immaginare un contatto corporeo tra il creatore e la materia informe e ciò che sarà alla fine del processo, la forma conclusa appunto. Alfonso Bonavita non è semplicemente uno scultore. Pittore innanzitutto, eppure il senso plastico gli è talmente connaturato da consentire una lettura tridimensionale anche all’opera a parete.

…. Per mezzo dell’alternarsi di piani ondeggianti, i bronzi dell’artista genovese si liberano nello spazio con grave serenità producendo un leggero senso di sbilanciamento e disequilibrio.

Al centro della poetica di Bonavita si colloca l’esistenza umana in tutte le sue fasi, in tutte le sfaccettature possibili. …

… Anche i gesti più insoliti o inadeguati possono assumere dunque un significato rappresentativo e rivelatore.

Francis Bacon riteneva che il mistero del dato reale fosse comunicato da un’immagine creata attraverso segni irrazionali. Bonavita, …. , traduce i gesti delle sue figure debordanti in termini di esistenzialità. Inconsuete, variabili, divergenti, assurde, rappresentano un rifugio poetico dalla verità. Se, … , in uno stesso momento si fondono sia il ricordo del passato grazie alla memoria, sia l’anticipazione del futuro in virtù dell’attesa, anche i diversi stati dell’esistenza si compenetrano, annullandosi a vicenda in un perenne divenire. Ogni stante dunque è degno di rappresentazione perché fa parte del tutto”.

Luca Beatrice: “Umani Limiti”

 

“ … Ogni opera è un viaggio complesso attraverso più forme della sensibilità umana, alla ricerca di quel punto di contatto che potrebbe unirle e fonderle in un qualcosa di nuovo, di non visto prima. Qualcosa che – pur conservando la qualità profonda delle riflessioni, pur senza tradire la freschezza e la genialità degli assunti di partenza, …. – ha comunque in sé lo stesso spirito globalizzante (non per forza positivo) dei tempi contemporanei, la stessa capacità di toccare tutto e tutto comprendere.

…. ogni opera di Bonavita è un gigantesco (non come dimensioni ma come complessità) puzzle, che non può che essere ricostruito in tempi lenti, confrontando, avvicinando e riseparando tutte le tessere, facendole combaciare a forza o situandole agli angoli opposti della composizione.

.. Bonavita, …, non permette che le sue fatiche siano lette in un attimo, che diano subito sensazioni definitive, piene e soddisfacenti; piuttosto obbliga lo spettatore a girare intorno all’opera, a osservarla in ogni anfratto, a far suonare insieme i vari elementi.

…. Bonavita struttura sempre la composizione su più piani, paralleli, sovrapponibili, chiaramente indirizzati al medesimo risultato. E anche evidentemente basati sulla contrapposizione tra situazioni, tra desiderio e realtà, tra utopia e destino.

… Nelle opere di Bonavita non c’è mai niente di vero a parte una disperazione senza uscita, pacata, cosciente e controllata, ma invincibile. … “

Maurizio Sciaccaluga.

 

 

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